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Dr med F. Volonté - Studio medico chirurgico - Sorengo
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Retatrutide: una nuova frontiera nella terapia dell’obesità?

10/6/2026

 
I dati presentati recentemente al congresso dell’American Diabetes Association (ADA 2026) e riportati da Medscape hanno suscitato grande interesse nella comunità scientifica. Il protagonista è la retatrutide, una nuova molecola sviluppata da Eli Lilly che potrebbe rappresentare la prossima generazione dei farmaci per il trattamento dell’obesità.

A differenza dei farmaci attualmente disponibili, la retatrutide agisce contemporaneamente su tre recettori ormonali (GLP-1, GIP e glucagone), motivo per cui viene definita un “triplo agonista”. Questa azione combinata sembra tradursi in una riduzione ponderale senza precedenti.

Nello studio di fase III TRIUMPH-1, i pazienti trattati con la dose più elevata hanno ottenuto una perdita media del 28,3% del peso corporeo dopo 80 settimane, con risultati che in alcuni casi si avvicinano a quelli osservati dopo chirurgia bariatrica. Quasi la metà dei partecipanti ha perso oltre il 30% del proprio peso iniziale. Oltre al calo ponderale, sono stati osservati miglioramenti della pressione arteriosa, dei trigliceridi, del profilo lipidico e di altri indicatori di rischio cardiovascolare. (Eli Lilly and Company)

Le terapie disponibili oggi

Attualmente i farmaci più utilizzati per il trattamento dell’obesità sono:
  • Liraglutide (Saxenda®): agonista del recettore GLP-1 con somministrazione quotidiana.
  • Semaglutide (Wegovy®): agonista GLP-1 a somministrazione settimanale.
  • Tirzepatide (Mounjaro® / Zepbound®): doppio agonista GIP/GLP-1, attualmente considerato il trattamento farmacologico più efficace disponibile.
Queste terapie hanno rivoluzionato la gestione dell’obesità, permettendo riduzioni del peso corporeo generalmente comprese tra il 10% e il 22% e migliorando significativamente diabete, ipertensione, steatosi epatica e qualità di vita.

Sicurezza ed effetti collaterali: cosa sappiamo oggi?

L’esperienza accumulata con gli agonisti GLP-1 è ormai considerevole e conferma un buon profilo di sicurezza generale. Gli effetti indesiderati più frequenti rimangono nausea, vomito, diarrea, stipsi e rallentamento dello svuotamento gastrico.

Alcuni aspetti meritano tuttavia attenzione:

Pancreas: gli studi non hanno dimostrato un aumento certo e significativo del rischio di pancreatite o tumore pancreatico, ma nei pazienti con anamnesi positiva è raccomandata particolare prudenza.
Tiroide: negli studi sugli animali è stato osservato un aumento del carcinoma midollare della tiroide; tale rischio non è stato confermato nell’uomo, ma questi farmaci restano controindicati nei soggetti con storia personale o familiare di carcinoma midollare tiroideo o sindrome MEN2.
Neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION): recenti segnalazioni hanno suggerito una possibile associazione con alcuni agonisti GLP-1. Ad oggi il rischio assoluto appare molto basso e la relazione causale non è stata definitivamente dimostrata.
Perdita di massa magra (sarcopenia): una parte del peso perso è costituita da massa muscolare; per questo motivo attività fisica e adeguato apporto proteico rimangono fondamentali durante il trattamento.
Effetto rebound: il problema più rilevante osservato nella pratica clinica è la ripresa del peso dopo la sospensione della terapia.

Una malattia cronica richiede una terapia cronica

L’obesità è una malattia cronica e multifattoriale. I dati disponibili dimostrano che, nella maggior parte dei pazienti, l’interruzione del trattamento farmacologico comporta una progressiva ripresa del peso perso. Per questo motivo queste terapie devono essere considerate analogamente ai farmaci utilizzati per ipertensione o diabete: spesso necessitano di una somministrazione a lungo termine per mantenere i risultati ottenuti.

La retatrutide non è ancora disponibile nella pratica clinica, ma i risultati attuali sono estremamente promettenti e confermano come la terapia farmacologica dell’obesità stia evolvendo rapidamente. Pur non sostituendo l’importanza di alimentazione, attività fisica e, nei casi appropriati, della chirurgia bariatrica, questi farmaci rappresentano oggi uno strumento terapeutico efficace, generalmente ben tollerato e destinato a modificare profondamente il trattamento dell’obesità nei prossimi anni.

Il ruolo della chirurgia bariatrica rimane centrale

Nonostante gli straordinari progressi della terapia farmacologica, la chirurgia bariatrica e metabolica rappresenta ancora oggi il trattamento più efficace e duraturo per l’obesità severa. I dati disponibili con follow-up superiori a 10-20 anni dimostrano una perdita di peso più stabile nel tempo, una maggiore probabilità di remissione del diabete di tipo 2 e una riduzione significativa della mortalità e delle complicanze cardiovascolari. Inoltre, a differenza delle terapie farmacologiche, il beneficio ottenuto con la chirurgia persiste anche in assenza di un trattamento continuativo. I nuovi farmaci costituiscono un’importante opportunità terapeutica e, sempre più spesso, uno strumento complementare alla chirurgia, ma allo stato attuale delle conoscenze la chirurgia bariatrica rimane il riferimento per i pazienti con obesità severa che necessitano di un risultato efficace e sostenibile nel lungo periodo.


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Dr. med. Francesco Volonté
Specialista in chirurgia FMH
Specialista in chirurgia viscerale ISFM

Direttore Medico Clinica Sant’Anna
CMO VIVA Rete Sant'Anna
Responsabile Centro di cura dell’obesità St'Anna
Studio medico chirurgico
Via Sant'Anna 7
6924 Sorengo


Riceve su appuntamento
Tel: +41 (0)91 993 06 69
Fax: +41 (0)91 993 06 89
Per urgenze
Clinica Sant’Anna

+41(0)91 985 12 11

Ultimo aggiornamento
25.02.2026
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